Da Grillipedia.
La politica del consenso
Introduzione
Il modello politico attuale è superato. In Italia da circa quattro governi a questa parte, aumenta sempre più il numero di cittadini che non sa cosa scegliere, che non riesce ad identificarsi sufficientemente in alcuno dei partiti in corsa, sebbene il numero degli stessi continui ad aumentare. Negli ultimi due governi (con riferimento all'anno 2007 e all'attuale governo Prodi) prima di destra e poi di sinistra, sono state pesantemente disattese le aspettative della maggior parte dell'elettorato. Gli italiani sono ormai divisi a metà , ma tanti di loro andando a votare si sono trovati nella condizione di dover scegliere tra il peggio e "un pochino meno peggio", per poi scoprire che "la musica" non cambia.
I segnali di quanto appena detto sono sempre più numerosi ed evidenti: i blog apartitici riscuotono grande successo, strumenti di informazione di ambo le parti politiche non esitano a denunciare le carenze del governo, le attese tradite, i privilegi ingiustificati della casta politica.
Come se non bastasse è diventata quasi una prassi rivolgersi ai media per ottenere giustizia, per far si che la denuncia di un problema, anche gravissimo, spesso di interesse nazionale, abbia la giusta attenzione da parte delle istituzioni.
Si moltiplicano le trasmissioni televisive totalmente incentrate sulla denuncia del cattivo funzionamento delle istituzioni, sulla corruzione, sulla cultura diffusa dell'ingiustizia, sull'arroganza e inefficienza della casta politica, sui loro sfacciati privilegi.
Questi temi in Italia sembrano essere fonte inesauribile di notizie, grazie alla tecnologia delle telecamere e microfoni nascosti è diventato relativamente semplice ottenere prove inconfutabili di fatti e malcostumi tanto gravi quanto diffusi.
In questo modo le persone che cercano di tenersi informate hanno potuto constatare negli anni quanto il loro affidamento sulla classe politica attuale sia vano, il loro voto sprecato. E' evidente ormai per tantissimi cittadini Italiani, "lucidi" e coscienti della situazione che li circonda, che i loro diritti e le loro attese verranno posti in secondo piano rispetto agli interessi dei cosiddetti poteri forti.
I politici si difendono accusando i movimenti che operano al di fuori dei partiti, di "qualunquismo", "populismo"; in realtà iniziano a capire che il popolo, di cui i partiti dovrebbero essere emanazione, non si rispecchia più nella classe politica che li vorrebbe rappresentare.
L'inadeguatezza dell'organizzazione partitica
Ogni partito rappresenta se stesso in campagna elettorale con un programma, cerca di raccogliere il maggior numero di consensi descrivendo la propria linea d'azione su svariate argomentazioni. Le aree tematiche sono più o meno sempre le stesse, come in un menu un cittadino può leggere e scegliere quali soluzioni gli sono più congeniali per questo o quel problema. Non esattamente come un menù, ma come tanti menù fissi: le possibili combinazioni con cui abbinare le singole azioni programmatiche sono predefinite, scegliendo un partito si prende tutto il pacchetto, se per caso su un argomento del programma non si è d’accordo e si preferisce una soluzione di un altro partito, accordando la preferenza al primo si aderisce anche alle proposte non condivise.
Per capire meglio quanto sia limitante questo aspetto della politica contemporanea pensiamo a un elettore che sposi con piena convinzione l'utilizzo di una sorgente energetica nucleare, non potrà scegliere un partito ambientalista. Supponiamo che lo stesso cittadino sposi una linea dura contro la criminalità e per la sicurezza sulle strade, troverà più facilmente una linea simile in un partito di destra. Ipotizziamo ancora che la persona in questione sia favorevole alle coppie di fatto, alla fecondazione artificiale e alle coppie omosessuali, potrà trovare simili posizioni nella sinistra più radicale. Si potrebbe andare avanti a elencare tematiche altrettanto importanti, ma già si intuisce come qualunque scelta partitica per un individuo con queste idee rappresenti un compromesso.
Se si somma a questo la possibilità , sempre più attuale, che buona parte del programma non venga attuata come previsto, si accentua ulteriormente il divario tra elettore e partito.
Se oltre al contesto del partito ci solleviamo a livello di coalizione di governo, ritroviamo lo stesso problema: quando il governo cerca di mandare avanti una scelta importante, all'interno dello stesso si accendono diversi dissidi tra partiti che discordano in parte, o anche del tutto, sulla linea intrapresa. Con la frammentazione attuale in tanti piccoli partiti non è stato infrequente notare come un partito della maggioranza con pochi voti abbia avuto il potere di ricattare l'intero governo.
Il consenso
Se si affronta la necessità di fare politica da un altro punto di vista, ovvero dal punto di vista di come ogni singolo cittadino vorrebbe trattare ogni singola tematica, si perde immediatamente il concetto di partito, diventa superato, inapplicabile. Una struttura orizzontale a tutte le tematiche principali, che pretende di dare una sola risposta ad ogni problema, limita in effetti la libertà di espressione politica di un cittadino.
Quello che l'elettore dovrebbe esser messo in condizione di fare, è esprimere il suo consenso solo sulle proposte che ritiene interessanti, le parti di programma da cui si sente rappresentato, in maniera del tutto trasversale a quello che oggi viene rappresentato dai partiti. In pratica si tratta di passare dall'espressione dei partiti all'espressione dei consensi.
La politica del consenso
...il modello futuro che si intravede chiaramente dalle evoluzioni
Un primo fondamento base della politica di consenso è la suddivisione in aree tematiche (come ad esempio gli attuali dicasteri), questo argomento è critico e determinante per il buon funzionamento di questo modello.
Si è visto spesso in occasione dei referendum, che sono il meccanismo attuale che più si avvicina al consenso, come il popolo non sia in grado di decidere su argomenti complessi, troppo specifici di una materia specifica (due esempi calzanti sono il referendum sul nucleare e poi quello sulla fecondazione assistita).
Queste esperienze insegnano che i cittadini devono essere coinvolti a livello più alto, più concettuale, non tecnico. Per prima cosa gli ambiti di espressione di consenso devono essere ben definiti e facilmente comprensibili, una base di partenza possono essere i ministeri. La cosa più importante é che le tematiche di appartenenza vengano descritte in modo che i cittadini appartenenti a qualsiasi ceto sociale siano in grado di capire facilmente qual'è l'argomento del contendere. esempio: se si parla di energia o di ambiente, argomenti molto correlati, non vi potranno essere grandi dubbi; tuttavia se si decide di battezzare un argomento col termine "infrastrutture", esso è tanto generico da richiedere una spiegazione.
Una volta definite le aree tematiche si passa alla definizione delle problematiche generali. Quando si propone un problema al popolo occorre puntare, oltre che su argomenti di facile comprensione, su un livello di analisi piuttosto alto, concettuale. Per riprendere il concetto della fecondazione assistita, la proposta di legge deve parlare di consenso o dissenso all'utilizzo di una simile tecnica, senza scendere nel dettaglio tecnico delle metodologie, quei dettagli devono essere lasciati ai tecnici. Altro esempio: se si vuol decidere sul finanziamento di fonti energetiche alternative, si può chiedere il consenso per capire quanto la popolazione è interessata, le applicazioni pratiche e le tecnologie da utilizzarsi andranno discusse separatamente.
Struttura
Il politico come partito
L’organismo di governo nel modello di consenso non è più composto dai partiti, bensì dalle persone. Ogni candidato è tecnicamente un soggetto a se stante. Nulla gli impedisce di aggregarsi ad altri sotto l’insegna di un qualsiasi forma di raggruppamento ideologico (come la cristianità , le filosofie dei partiti…), ma il suo operato sarà completamente autonomo. Il politico ottiene il consenso presentando le sue idee su ogni area tematica, sia in fase di campagna elettorale che nell’operato del governo dovrà schierarsi singolarmente a favore o contro di ogni provvedimento.
Il suo operato e le sue scelte saranno sempre visibili in maniera dettagliata, la sua reputazione politica sarà la somma di quanto promesso in campagna elettorale, quanto proposto durante il mandato di governo, quanto sostenuto delle proposte fatte da altri.
Come descritto in precedenza per la logica di consenso, anche per la linea d’azione del politico non vi sono vincoli di appartenenza a uno o l’altro gruppo, non vi sono scelte scontate o obbligate. Non solo: se durante il mandato di governo il popolo segnala, tramite gli strumenti di espressione popolare, una particolare necessità a cui il governo non aveva dato spazio, ogni politico è libero di sposarla o meno, anche se dovesse essere in controtendenza con la sua linea generale di governo (al limite andrà a discapito della sua reputazione). Un simile operato può essere analogo all’attuale passaggio di alcuni esponenti da un partito all’altro, anche facenti parte di schieramenti opposti.
Il principio generale che deve valere per un rappresentante di governo nella politica del consenso, è che ogni elemento è autonomo, libero di agire come meglio crede. Non appartenendo più ad un partito ma rappresentando comunque una fetta della popolazione, potrà scegliere come meglio crede quali iniziative intraprendere, sostenere, osteggiare…
“Le primarieâ€
Una prima fase per la costituzione del governo dei consensi è un sondaggio dell’orientamento medio della popolazione da eseguire prima delle elezioni, per stabilire quali esponenti possono concorrere alla costituzione del governo. Questa fase è paragonabile alle elezioni primarie, non necessita di un quorum particolare.
Le elezioni
Sopra il modello di consenso può essere applicata una logica di "profilo di consenso", che ha molte analogie col concetto di partito. In pratica un cittadino che non ha tempo o voglia di indicare singolarmente i consensi, può orientarsi verso una linea di pensiero comune nella quale più frequentemente si identificano, ad esempio, i cattolici. Questo metodo è utile soprattutto in fase di transizione dal sistema tradizionale al sistema di consenso, per ridurre l'impatto.....
Il governo
Nel modello di consenso il mandato di governo ha sì una durata predefinita (che può essere degli attuali 5 anni), però tutti i rappresentanti del popolo sono passibili di una perdita di consenso. Tramite strumenti di sondaggio in tempo reale ogni cittadino potrà revocare in qualsiasi momento del mandato il consenso approvato a ciascun politico da lui scelto in fase elettorale, in questo modo se l’azione politica pratica si discosta dalle aspettative dell’elettore, si può avere informazione immediata di quanti rappresentanti di governo siano delegittimati e in che misura. Questo non significa che il governo possa cadere in un giorno in cui viene approvata una legge impopolare ma necessaria, ma che se la media di dissenso è troppo alta entro certi parametri, il governo cade!
Oltre alla forma di revoca del consenso, devono esserci altri strumenti di sondaggio popolare in tempo reale: innanzitutto il consenso dopo essere stato tolto deve poter essere riconfermato, in secondo luogo deve essere possibile esprimere una forma di approvazione anche verso elementi non votati in fase di elezioni, così come il dissenso. In questo modo ogni politico potrà avere oltre al suo pacchetto di voti, una seria di consensi/dissensi da tutto il popolo. Ad esempio un politico che fosse coinvolto in uno scandalo potrà essere “giudicato†in sondaggio da tutti i cittadini contemporaneamente.
La meccanica del consenso
(ovvero l'applicazione pratica)
Ma come è possibile realizzare in pratica un simile modello che a parole potrebbe sembrare tanto efficace quanto irrealizzabile?
E’ logico che per raccogliere l’informazione, spesso in tempi brevissimi, del parere di un gran numero di persone, i mezzi tradizionali sono inadeguati. I mezzi da utilizzare fanno parte delle nuove tecnologie, solo con queste si può attuare in maniera efficiente un tale modello.
Una buona notizia: le tecnologie necessarie esistono già ! In particolare oltre a un sistema informativo che implementi il modello servono queste tecnologie:
• accesso all’applicazione tramite la rete (Internet o reti civiche)
• Carta Nazionale (o Regionale) dei servizi che identifica il cittadino
La prima obiezione in questo senso nasce spontanea: quale percentuale dei cittadini italiani fa uso di tecnologie moderne? La seconda potrebbe essere simile: quale percentuale di cittadini italiani è dotato di un documento elettronico che lo identifica?
Al momento non ci sono i numeri, per questo non ci sono dubbi; tuttavia si tratta di 10-15 anni al massimo perché pressoché tutte le generazioni di aventi diritto al voto siano in grado di utilizzare un’applicazione in rete e si possano identificare in queste con un documento sicuro di tipo carta elettronica.
Questi strumenti basandosi su tecnologie già esistenti opportunamente veicolate (quindi anche sulla diffusione dei media) possono essere in grado di raccogliere nel giro di una settimana, con “scrutinio†in tempo reale, oltre il 50% di pareri dell’intera popolazione. Una simile soluzione è stata già tentata utilizzando i decoder del digitale terrestre, che se collegati alla linea telefonica permettevano all’utente di partecipare a sondaggi.
Se prendiamo questo per assunto (per quanto discutibile possa essere), non rimane che descrivere la struttura e il funzionamento degli strumenti che si dovrebbero realizzare per attuare il modello del consenso.
Idee e spunti per la continuazione
Esempio di decisioni su cui si dovrebbe avere un riscontro del consenso perché i partiti non rispecchiano sempre il pensiero dell’elettorato:
- legalizzare le droghe leggere
- aprire le case chiuse
- legge sull’aborto
- eutanasia
- intervenire in un conflitto tra paesi alleati